Il Chianti e la sua grappa

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La Toscana non  ha, come altre regioni italiane, la denominazione d’origine riconosciuta per legge ma le grappe che ogni azienda vinicola ha in portafoglio sono rappresentative dei prodotti originari di questa terra.

Dire Chianti e Chianti Classico significa spaziare tra vari tipi di vini che devono le loro caratteristiche al terreno, al clima ma anche ai vitigni che i disciplinari consentono, e i disciplinari sono restrittivi ed elastici al tempo stesso: uva toscanaammettono il 100 per cento di sangiovese come pure l’aggiunta, in percentuali minori, di altri vitigni. Tutto questo si ripercuote sul distillato di quelle vinacce e ciò spiega il motivo per cui le grappe di Chianti e Chianti Classico non sono tutte uguali.

Sono prodotti che richiedono attenzione e non vanno bevuti frettolosamente. Bisogna saperli ‘ascoltare’ perché raccontano di vinaccia fresca, di vendemmia e non c’è da aspettarsi che assomiglino ai celeberrimi vini che rendono famosa la Toscana; in questi, oltre al vitigno e al terroir, c’è anche il lavoro in cantina e l’invecchiamento in botte.

Il disciplinare del vino Chianti Classico permette solo vitigni a bacca rossa tra i quali: il sangiovese (da un minimo di 80 a un massimo di 100 cento), alcuni autoctoni come il canaiolo, il ciliegíolo, il colorino e altri internazionali come cabernet sauvignon, merlot e syrah.

Ovviamente le grappe di queste vinacce non sono tutte uguali. Alcune sono monovitigni di sangiovese e i loro profumi riconducono a piccoli frutti di bosco: mirtilli, ribes rossi, more, prugne autunnali. Lasciano in bocca una persistenza gradevole, come solo i piccoli frutti sanno determinare. I distillati con quantità minore di sangiovese, mescolato ad altri vitigni a bacca rossa, evidenziano una componente  prevalentemente fruttata, con forte accento di vinaccia fresca. Mentre in alcune grappe è presente l’amarena, in altre spicca l’erbaceo se il cabernet è in quantità apprezzabile.

Uno scengiaggioliario diverso si riscontra in molte grappe di Chianti dove il disciplinare permette un minimo di 75 per cento di sangiovese e l’aggiunta di uve a bacca bianca come il trebbiano toscano e la malvasia del Chianti (vietate nel disciplinare del Chianti Classico). Ecco quindi alcune grappe di Chianti che, assieme ai profumi già descritti per le grappe di Chianti Classico, presentano una rilevante componente floreale riconducibile a glicini, giaggioli e lillà.

Le grappe di sangiovese, di Chianti e Chianti Classico, sono adatte all’invecchiamento.
L’equilibrio è buono e la struttura piacevole perché i profumi fruttati, e i floreali leggeri, si legano armoniosamente con il rovere dal quale prendono la dolcezza e si arricchiscono degli aromi di legno, vaniglia e miele, ma anche di tabacco e liquirizia, speziature dolci e frutta secca appassita.

Paola Soldi