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GRAPPA A SETTEMBRE - Cesare Pavese PDF Stampa E-mail
Scritto da Alma Marlia   
giovedì 08 ottobre 2009
I mattini trascorrono chiari e deserti

sulle rive del fiume, che all'alba s'annebbia

e incupisce il suo verde, in attesa del sole.

Il tabacco, che vendono nell'ultima casa

ancor umida, all'orlo dei prati, ha un colore

quasi nero e un sapore sugoso: vapora azzurrino.

Tengon anche la grappa, colore dell'acqua.

E’ venuto un momento che tutto si ferma

e matura. Le piante lontano stan chete:

sono fatte più scure. Nascondono frutti

che a una scossa cadrebbero. Le nuvole sparse

hanno polpe mature. Lontano, sui corsi,

ogni casa matura al tepore del cielo.

Non si vede a quest'ora che donne. Le donne non fumano

e non bevono, sanno soltanto fermarsi nel sole

e riceverlo tiepido addosso, come fossero frutta.

L'aria, cruda di nebbia, si beve a sorsate

come grappa, ogni cosa vi esala un sapore.

Anche l'acqua del fiume ha bevuto le rive

e le macera al fondo, nel cielo. Le strade

sono come le donne, maturano ferme.

A quest'ora ciascuno dovrebbe fermarsi

per la strada e guardare come tutto maturi.

C'è persino una brezza, che non smuove le nubi,

ma che basta a dirigere il fumo azzurrino

senza romperlo: è un nuovo sapore che passa.

E il tabacco va intinto di grappa. È cosí che le donne

non saranno le sole a godere il mattino.
 
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