La grappa alla prova del cocktails!

Elena Roppa
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La grappa può essere giovane, invecchiata, aromatica, aromatizzata oppure, perché no, mixata. E ne ho avuto la conferma partecipando alla serata di degustazione organizzata dalla sezione di Gorizia dell’Anag con la collaborazione del barman professionista Giuliano Maragna, che tra l’altro è docente e consulente del settore beverage. Alla prova del pubblico il giudizio se la grappa poteva sostituire egregiamente altri “alcolici” nelle ricette dei cocktails più classici come il Mojito e l’Alexander. Ma che cosa fondamentalmente fa la differenza tra una bevanda e l’altra? A parte i gusti soggettivi di chi la beve, ciò che la caratterizza è la qualità delle materie prime. Il fatto è che, con buona probabilità, quasi nessuno di noi, quando ordina un cocktail, si preoccupa di che cosa lo componga.

E se ci piacesse riproporlo a casa per gli amici nelle serate estive? A quel punto varrebbe la pena soffermarsi sulle composizioni e cercare di capire se il “nostro” cocktail non potrebbe essere migliore di una bevanda alcolica casuale. Da dire inoltre che il Friuli Venezia Giulia vanta svariate distillerie, tra cui quelle proposte per l’occasione Canciani, Ciemme, Domenis, Friulia e Tenuta Villanova.

Alla prova dei fatti il Negroni può essere addirittura più buono se al posto del gin utilizziamo una grappa aromatizzata al ginepro. Se si vuole tentare di essere barman provetti, il primo strumento indispensabile è il jigger, il dosatore che ci aiuta con le giuste proporzioni delle diverse componenti così da rendere il cocktail equilibrato nel gusto e piacevole. Nel caso del Negroni, 3 cl di grappa di Ginepro, 3 cl di Bitter e 3 cl di Vermouth rosso. E per quanto riguarda un cocktail estivo per eccellenza come il mojito? Il consiglio dell’Anag è di provare a sostituire il rum con una grappa di moscato, aromatica quanto basta per cercare di ricreare la sensazione di un piacevole long drink da sorseggiare in qualsiasi momento della giornata, durante le vacanze. In questo caso però attenzione all’armonia con la menta, che va forse smorzata nei toni. Per fare un ottimo mojito, il barman ci dà quattro dritte importanti: come prima cosa spremere bene mezzo lime con il pestello e poi aggiungere due cucchiai di zucchero di canna. Di norma la menta, nelle ricette che possiamo ritrovare relative a questo cocktail, si suggerisce in dose “quanto basta”, il che la dice lunga sul fatto che dobbiamo familiarizzare con la tipologia di pianta che abbiamo nel nostro giardino. Inoltre il ghiaccio non va tritato, ma tutt’al più spezzato grossolanamente: a questo proposito, meglio riempire il bicchiere di ghiaccio che metterne poco (in quest’ultimo caso rischieremmo di annacquare il tutto, facendolo scogliere in men che non di dica). Infine, quando avremo aggiunto tutti gli ingredienti – 5 cl di grappa di moscato, lime, zucchero di canna, menta – mescoliamo con un cucchiaio, facendo salire lo zucchero dal fondo del bicchiere verso l’alto.

E finalmente giungiamo a quello che ho scoperto essere il mio cocktail preferito: il White Lady. Una bevanda fresca e suadente, che si presta sia come aperitivo che dopo cena,  per la quale utilizzeremo 4 cl di grappa al ginepro, 2 cl di triple sec, 3 cl di succo di limone. La leggenda che si cela dietro questo cocktail è intrigante quanto il suo nome: il barman londinese Harry lo creò in onore di una donna di bianco vestita e forse la signora era Ella Fitzgerald che cantava “Sophisticated lady“. In realtà la paternità del White Lady è contesa, e la sua origine difficilmente ricostruibile, ma tant’è che rievoca atmosfere romantiche tra musica jazz e languidi pomeriggi d’estate.

Ultimi due preziosi consigli per far diventare la grappa protagonista: se da bravi sofisticati vi piace l’Alexander, provate a sostituire il cognac con una grappa invecchiata, e se invece siete degli inguaribili sognatori di mari caraibici, la Pina Colada potrebbe avere un gusto deliziosamente alternativo se al posto del rum utilizzate una grappa giovane.

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